Lo sapevi che...

Lo sapevi che… Romanticamente, i fiori si colgono al mattino presto o al tramonto. Chi sa di botanica ne capisce il perché:  quando il sole è basso e appena tiepido il fiore conserva ancora tutta l'umidità; con il caldo invece comincia l'evaporazione e il fiore si impoverisce d'acqua.  Sadicamente, poi i fiori vanno colti,  con coltelli affilati. Tagli netti, decisi, rapidi. Chi crede un po’ nell'animismo si preoccupa invece di non far soffrire il fiore. Rapidità e precisione, anche in questo caso, sono benedette .Altre due operazioni vanno fatte in fretta: togliere le foglie che crescono sulla parte inferiore dello stelo per lasciare che tutto il nutrimento vada al fiore senza disperdersi, immergerli dritti, non troppo fitti in tanta acqua fresca. La camelia e l'anemone, insieme a pochi altri, preferiscono essere colti in boccio; si apriranno poi nel vaso. Il pesco, la dalia e la viola bisogna lasciarli sulla pianta fino a che non cominciano a fiorire bene.
 
Poi si può procedere alla loro raccolta. Non per essere pignoli, ma anche la semplicissima, fondamentale operazione di mettere il fiore in acqua ha bisogno di qualche accortezza. Scorciare il gambo di un fiore, che sia di campo o di serra, gli allunga la vita, detto senza ironia. Un taglio obliquo fatto da una lama tagliente, e non con le forbici, permette al fiore di assorbire più acqua che non un taglio orizzontale. Tutti i fiori dallo stelo vuoto poi, andrebbero scorciati mentre sono immersi nell'acqua;quelli dallo stelo legnoso avrebbero bisogno di un taglio a croce, o per lo meno di una bella schiacciata in punta, in modo che l'acqua possa penetrare più facilmente. Chi ha lo stelo carnoso, come i ciclamini,sarà tagliato con un taglio obliquo lungo fino a tre centimetri, e quelli lattiginosi tipo i papaveri,andrebbero, sbollentati perché il calore impedisca al resto del liquido biancastro, o linfa, di sperdersi. E non è tutto: l'acqua tiepida e leggera, con poco calcio,facilita la ripresa dei fiori. Se sembrano un po’ appassiti,prima di prendere decisioni affrettate vanno messi sdraiati nella vasca da bagno, con acqua appena tiepida. Una zolletta di zucchero ogni litro d'acqua allunga la durata del fiore: non perché sia goloso, ma perché il glucosio arriva alle cellule facendogli solo bene. Mai mettere i fiori sul caminetto acceso o in cucina,un po’ per motivi di buon gusto, un po' perché la temperatura di una stanza per il fiore non deve essere troppo calda. In questo caso, qualche cubetto di ghiaccio nell'acqua dà al fiore un po' di refrigerio. Oltre al troppo caldo, i fiori temono gli sbalzi di temperatura: metterli fuori dalla finestra di notte, dopo averli tenuti d'inverno nel tepore di casa, può essere esiziale anche per il fiore più coriaceo.
 
Pulitura dello stelo
Il taglio va effettuato obliquamente tra due internodi. Le foglie che contornano il fiore non hanno vita facile. Sono bellissime a vedersi, ma purtroppo quelle basali danno fastidio sia perché assorbono buona parte del nutrimento destinato il fiore senza dare nulla in cambio, sia perché rendono difficili e confuse tutte le composizioni. L'unica cosa da dire è che le foglie in eccesso vanno tolte con molta delicatezza, non strappate a forza dallo stelo, che, altrimenti, potrebbe soffrirne.
 
Conservazione del fogliame fresco
Anche le foglie, talvolta più di certi fiori, hanno una bellezza tutta particolare. Il tono del verde, la forma, la lucentezza o l'opacità rendono alcune foglie di straordinario effetto decorativo. Conservarle è facile,ma alcuni trucchi sono necessari. La magnolia, l'Hederae il Laurus Nobils insieme a tutte le altre specie coriacee e robuste possono essere immerse completamente nell'acqua, con tutto il ramo, tanto più a lungo quanto più le foglie sono «adulte non oltre un'ora comunque. Non fare mai nulla di simile invece con le foglie vellutate, si sciuperebbero immediatamente. E se una rosa fané è sempre romantica, una foglia sciupata è veramente triste. Chi vuole specchiarsi persino in una foglia ricorra pure ai lucidanti-spray che sono in commercio, ma con saggezza. Il lucidante va spruzzato ad almeno 50 centimetri di distanza dalla superficie verde e in seguito va passato un panno sulla foglia per togliere ogni eccesso. Per far meglio si potrebbe far peggio e soffocare la pianta o il ramo.
 
Attrezzi e materiali utili
Siamo pratici ed efficienti. Ogni appassionato di fiori, ogni autore di composizioni o bouquet si riconosce dal numero di ferri del mestiere che ha con sé, oltre che dalla manualità e dall'eleganza. Succede lo stesso con le pentole da cucina, o le matite per disegnare. Chi ama stare intorno ai fornelli, chi si diverte a fare il pittore della domenica si rifornisce con fantasia e intelligenza di tutto il necessario. Per fare con ordine e saggezza dei bei mazzi di fiori servono: un coltello da innesto, con la lama corta e ricurva ottimo per togliere le spine, per accorciare i gambi e togliere foglie; un punteruolo in legno per forare e preparare la base spugnosa della composizione; un martello per schiacciare i legnosi e far durare di più i fiori, un bel paio di guanti da giardiniere per non rovinarsi le mani con spine e prodotti chimici, un comodo grembiule con tasche per avere sempre con sé tutto l'occorrente mentre si «decora». Naturalmente a questo breve elenco bisogna aggiungere un normale paio di forbici; una cesoia per tagliare il filo di ferro o i rami più consistenti; un nebulizzatore, per rinfrescare petali e foglie in qualsiasi momento, due annaffiatoi, uno per vasi piccoli e uno per quelli più grandi; una pompetta per togliere dal vaso l'acqua di troppo. Sembrerà un elenco troppo professionale, ma non lo è. Anche in casa, la ricerca della brocca per bagnare i fiori o della spugna per togliere l'acqua in eccesso è sempre difficile e deprimente, non degna di un artista.
 
Materiali tecnici
Dedicato ai professionisti delle composizioni floreali o a tutti quelli che amano raggiungere livelli di tale raffinatezza da lasciare stupiti ospiti e amici. Questo è l'elenco dei materiali tecnici che permettono di mettere rami e fiori a raggiera, a palla, a piramide. Fiori corti con fiori lunghi, gambi teneri con steli rigidi. Foglie posticce, ma cosi belle da farvi perdonare qualsiasi libertà poetica. Cominciamo con le legature: si fanno con il filo di cotone verde quando i fiori sono corti e leggeri e si vogliono tenere uniti per un effetto dirompente. Oppure con la canapa, quando si tratta di rami più pesanti o di mazzi voluminosi.
 
Il filo di ferro, poi,è indispensabile. C'è quello sottilissimo (filo capello), e quello del numero 6 che serve per orientare rami pesanti o per dare un sostegno a fiori secchi o pigne. Il tipo cotto è più malleabile degli altri, e quello verniciato di verde ha il vantaggio di non arrugginirsi. Filo di nylon trasparente, buono per gli interventi dell'ultimo minuto o per sospendere un mazzo senza farsene accorgere, filo di cotone dorato o argentato per rifinire un bouquet o una scatola, raffia naturale o sintetica per assicurare la composizione al vaso non vanno dimenticati anche se molto professionali. Per splendide padrone di casa o per fioristi eccellenti ecco altre «cose» fondamentali.  Le provette di tutte le misure, verdi o trasparenti, capaci di contenere l'acqua necessaria a non far morire il fiore, servono a portare qualsiasi macchia di colore all'altezza desiderata. La carta stagnola nei mazzi serve per camuffare magagne e rivestire il tutto. I sostegni dei fiori invece sono assolutamente essenziali. Nessuno creda che è il vaso a fare la composizione, ma il fondo, opportunamente trattato: ora con un grigliato in plastica o in ferro tagliato a misura e ripiegato su se stesso due o tre volte in modo da intrappolare nel reticolato steli e rami. Ora con la creta  argilla pura, utile per le composizioni natalizie ricche di candele e pigne dorate o per composizioni tutte di fiori secchi. Anche lo stucco serve allo stesso scopo. In più, può essere riutilizzato, mentre la terra creta si usa e si butta perché indurisce.
 
Il Kenzan , un reggi fiore a tante punte, è il supporto più semplice e conosciuto. Utile per composizioni in stile orientale si trova ovunque, ha la base in piombo pesante (quello in plastica è sconsigliabile) e i chiodi in una lega speciale che non danneggia i fiori. Per non farli arrugginire però bisognerà mettere un pizzico di borace nell'acqua stessa. Ogni fiore, prima di essere infilzato sul kenzan andrà preparato secondo queste regole: praticare un bel taglio orizzontale prima di inserirlo verticalmente nei chiodi,il fiore soffrirà il meno possibile. Foglie e sassi mimetizzeranno poi il kenzan. Chi volesse pensare al muschio per coprire l'armatura dei chiodi non creda di poterlo prendere nei boschi. Sarebbe un vero scempio della natura, mentre, per una volta, il muschio sintetico è ottimo, pronto in commercio e utile a mantenere umidi i fiori e disporli nella direzione voluta.
 
Composizione floreali
Non trasformate ogni vaso in lume, non riempite ogni cesto di oggetti e oggettini, non accontentatevi di un solo portafiori. Dieci vasi da fiore vi paiono troppi? Non è vero. In qualsiasi composizione che si rispetti, oltre a considerare con occhio artistico forme, colori e dimensioni di ogni fiore o ramo o foglia, ci sono certe regole di base che aiutano a far bello un mazzo fiorito. Se il vaso, o la base o il cestino, è scuro tutti i fiori più colorati e grandi vanno messi bene in vista, proiettati verso l'esterno della composizione. Se il vaso è chiaro bastano meno fiori a renderlo bello e il verde scuro delle foglie può benissimo fare da corona. C'è chi studia anche le dimensioni del vaso.
Se è alto e stretto, con pochi fiori l'effetto è garantito. Se è basso e largo i fiori devono essere molti, messi in modo tale da disegnare una piramide o una sfera. Vasi piccolissimi e stretti sono ottimi per un fiore solo, anche corto. Quadrati, tondi, triangolari, ovali: i vasi o le basi sono di qualsiasi forma e di ogni sfumatura di colore a seconda del materiale: il gioco dei colori e delle proporzioni, importantissimo è impossibile a riassumersi in una serie di regole, ma un consiglio si può dare. Guardare con occhio particolare la pittura fiamminga e napoletana del Sei e Settecento per vedere come, nella ricerca del colore, nello studio quasi da botanici dei fiori, i pittori di quei due secoli sapevano“inventare” o ritrarre splende composizioni, copiarle non sarà mai meschino, ma tutto il contrario.
 
Volume
 
Un fiore tondo e rosso riempie di più o di meno di un fiore triangolare e bianco? La domanda sembra bizzarra ma non lo è. I fiori, i rami, le foglie hanno la loro bellezza non solo per il colore o la forma, ma anche per il volume che occupano. Nel gioco dei pieni e dei vuoti ogni fiore ha la sua parte, proprio come avviene per un oggetto, un mobile, un'architettura. L'occhio di chi vuole divertirsi con l'arte delle composizioni floreali deve essere, in questo, simile all'occhio di un fotografo o di un disegnatore. E la prima operazione da farsi quando ci si mette all'opera per una composizione è fare il progetto e seguire quelle tre o quattro regole fondamentali. Osserviamo queste regole generali:più il volume è spostato verso l'asse simmetrico e meno sbilancerà la composizione;più il volume è vicino al punto vegetativo e meno è pesante;un volume spostato in avanti fa cadere otticamente in avanti la composizione;ogni volume ha necessità di un contrappeso altrimenti vi sarà una instabilità ottica nell'insieme;il volume complessivo della composizione deve essere in rapporto con la base di supporto. Il volume di un fiore può essere otticamente più leggero in rapporto con la base di supporto.
Simmetria e asimmetria
Un po' di simmetria in una bella composizione non guasta mai. Ma è inutile stare a impazzire. La simmetria da inseguire è quella ottica. Fatto un po’d'ordine tra gli elementi di una composizione (tanti fiori rossi di qua, tanti gialli di là, un ramo lungo al centro, due foglie a destra) poi si può procedere adocchio, come dopo un colpo di pettine di fronte allo specchio. Naturalmente chi è maniaco della simmetria geometrica, non faccia caso a tanta disinvoltura, divida tra destra e sinistra, davanti e dietro tutto l'occorrente per la composizione, dopo aver stabilito un asse di simmetria, metta in buon ordine colori e forme, dia un calcio all'improvvisazione e all'estro artistico e si dedichi con il gusto del miniaturista alla sua composizione. Il risultato può essere magnifico. Un po' di sregolatezza piace sempre di più anche nelle composizioni di fiori. Che poi perché una composizione non crolli a terra ci sia bisogno di un po'di metodo anche nella sregolatezza o asimmetria del mazzo questo non è che una seconda verità certamente presa dalla vita vissuta come la prima. Comunque per essere più precisi l' asimmetria consiste in uno spostamento del punto focale verso destra o sinistra, rispettando sempre l'equilibrio ottico della composizione.
Forma vegetativa
Per rimanere in tema di personalità, importante è sapere che anche un ramo non va tagliato in modo da interrompere la «sua forma» iniziale. Un ramo di nocciolo, per esempio, dopo un po' di contorsioni sene va tranquillo verso l'alto. Lasciamolo andare, non tagliamolo a metà, perché per uno strano messaggio che tutti i fiori mandano, anche chi ignora che si tratta di un ramo di nocciolo tagliato sul più bello, si accorgerà che qualcosa va storto, è il caso di dirlo, in quella composizione.
Punto vegetativo
Se qualcuno dice che i fiori sono di sinistra, credetegli pure. La spiegazione è complessa ma c'è. E parte della necessità razionale, un po' ipocrita, di farsi perdonare il fatto di aver strappato il fiore alla vita naturale. Di averlo staccato a forza cioè, dalla terra o dal ramo. Stranamente, allora nel fare una qualsiasi composizione la prima cosa che si fa dopo aver fatto il progetto e piazzato l'asse e prima di contare e dividere fiori e colori, è cercare il  punto vegetativo. E ricrearlo. Come per dire, cari amici questi fiori nascono così, spontaneamente dal vaso in mezzo al tavolo. Se si vuol fare un mazzolino di fiori da tenere in mano, dovrà sembrare che i fiori spuntino dalla mano. Ora bisogna sapere che l'occhio umano per qualche strano motivo è abituato a guardare a destra verso sinistra e quindi apprezzare particolarmente tutto ciò che sta a sinistra dell'asse di simmetria. Far nascere una composizione un po' a sinistra dell'asse,piuttosto che al centro esatto rende l'effetto molto migliore, con gran gioia di chi ha lavorato per ore intorno ad una composizione. Per fare più ricca una composizione, si può far finta che gruppi di fiori nascano da punti diversi, l'importante è  districarsi nel labirinto e fissare bene i punti vegetativi senza mettere a casaccio fiori e foglie fino all'ultimo, rovinando l'effetto finale.
Forme di crescita
Solo chi ha fretta o poca fantasia ricorre ad artifici per avere effetti strabilianti da una bella composizione. Chi invece ha un po’ cultura botanica, e un pizzico di metodo, prende fiori per la composizione voluta. E'  fondamentale sapere che se si vuole riempire uno spazio un po' particolare con qualcosa che arrivi proprio fino lì, in quell'angolo morto, allora ci vorrà un fiore che va verso l'alto ( di forma attiva), come la rosa, o attivo sì ma con qualche punta in fuori(ascendente lineare con sviluppi laterali) come il Liliume l' Iris, o contorta, come il nocciolo o spezzettata come la >Bougainvillea o i plumbago o con tanti rami diversi su uno stesso più grosso come l'Agave e la Yucca. Gli stessi “distinguo” possono essere fatti per quei fiori che vanno verso il basso, e la nomenclatura vorrebbe che si chiamassero “passivi”, come lo Scirpus,l'edera, il Ficus repens e le verbene.
La forma attiva è quella che ha un movimento ascendente di crescita verso l'alto; secondo la struttura vegetativa può essere:- ascendente lineare: Prunus triloba, Rosa, Ermurus-ascendente lineare con sviluppi laterali: Lilium,Iris,Amarillis, Papiro, ecc.- ascendente contorta o curva o ondulata: è il caso del Nocciolo contorto, del Salice tortuosa, della glicine,del Phaleanopsis, ecc.- ascendente con movimenti multipli: appartengono a questa classificazione le Bromeliaceae in genere,la Yucca, le Agavi, nonché alcune Dracaena- ascendente spezzettata: come lo Stephanotis, la Bounganvillea, i Plumbago, la launtana, ecc. La forma passiva è quella che ha un movimento discendente di crescita verso il basso; può essere:- discendente lineare: come nello Scirpus,- discendente con sviluppo laterale: come la Columnea,I'Edera, il Ficus repens, ecc.- discendente curva o contorta: come il Chlorophitum,la Stapelia, il Senecio rowleianus, l'Epiphyllum- discendente spezzettata: come le Verbene ed il Plumbago larpentae e le Hoyia.- Fiori primari: sono quelli che hanno una forma dominante, che primeggiano per la loro struttura importante(Delphinium, Amarillis), o per la loro personalità indiscussa (Anthurium, Agaphanthus, Stretlitie),o per la loro forma a spiga appuntita (Gladiolo,Eremurus); nel fogliame possiamo considerare primarie per la loro bellezza le foglie di Sanseveria.- Fiori secondari o intermedi: sono quelli che hanno una posizione di sudditanza rispetto ai primari,oppure quelli che hanno una composizione strutturale semplice; sono i fiori che possono emergere ma non dominare, quelli che raggiungono il massimo effetto quando sono raggruppati con fiori dello stesso valore estetico; (Tulipani, Rose, Garofani).
Nelle composizioni possono essere uniti i primari, ma hanno bisogno di molto spazio per farsi notare. Tra le piante citiamo la Gloxina, I'Azalea, la Poinsettia,la Marantha, il Croton, tra le foglie l'Eucaliptus,le foglie di Dracaena, le Felci.-Fiori terziari: sono quelli che assumono una posizione subordinata rispetto agli altri, come il Crocus, il Bellis,le Pilea, la Peperonia, le Selaginelle, i muschi, ecc.;appartengono a questa categoria i fiori che hanno una struttura minuta o che vengono confezionati a piccoli gruppi come le Genziane, i Myosotis, i Mughetti, ecc. e che spesso fungono da collegamento tra la composizione e la base.
Il Carattere dei fiori
In fatto di fiori, nomenclatura e regole, servono a far ordine tra tanto naturale disordine, ma non dettano legge. Che la rosa sia un fiore «elegante» tra virgolette, mentre la margherita è rustica per definizione,non vuol dire niente di più che questo: una è diversa dall'altra. Può essere utile, se si è a corto di argomenti più che per fare qualsiasi composizione floreale artistica, sapere che ci sono fiori eleganti, rustici (perché spontanei) vellutati (perché al tatto sembrano di velluto) serici (perché ricordano la seta) vitrei ( perché sembrano di vetro come la Fresia e l'Iris), metallici perché freddi, lucidi), cerosi (come la Magnolia o laCamelia). E poi vi sono ancora due definizioni da notaree non ripetere mai per non rendere la conversazionetroppo banale: dire che un fiore è  nobile, comesi sostiene per esempio per l'Allium hibrido, può essere erudito, ma non va. Che è vivo, come una Ninphea,anche questo lasciamolo dire ad altri. Ma non si ferma qui la nomenclatura estetica dei fiori. I fiori primari, secondari e terziari, per esempio sono sempre loro, quelli stessi di prima ma considerati da un altro punto di vista. Per esempio primario è un fiore che sta benissimo da solo, o perché è grosso,o perché ha una forma ben definita.
Secondari sono quei fiori che sembrano più belli quando sono tanti insieme. Le rose, i tulipani, i garofani, senza offesa, sono piuttosto secondari, mentre il gladiolo e il delphinium sono primari (ma certamente meno belli).
Tra i terziari, poi, troviamo i deliziosi mughetti, i myosotis,i crocus. Certo è che per fare una piccola composizione a base di myosotis, bisogna averne parecchi. Ma se a fare una composizione ci si mettesse un pignolo invece che un artista, allora neanche tutto questo basterebbe più. Bisognerebbe dirgli, a quel volenteroso privo di estro creativo, che anche tra i fiori primari esistono quelli che contano di più e quelli che contano di meno. Insomma che c'è quello che si nota di più e quello che si nota di meno e quindi bisogna regolarsi di conseguenza. In conclusione però una cosa è chiara: chi si sente pignolo lasci stare i fiori e stia lontano dalle composizioni Il ventaglio, è molto simile al semicerchio, visibile frontalmente e lateralmente. Deve, però, avere una perfetta simmetria e una perfetta distribuzione dei pesi ottici, che devono essere più pesanti al centro e più leggeri all'estremità. Il cerchio e semicerchio, le composizioni realizzate con questo schema sono eseguite in modo che si possano vedere da ogni lato, sono di grande effetto decorativo e di facile esecuzione e permettono di utilizzare anche fiori che non hanno spiccate caratteristiche estetiche. Linea verticale, conica o piramidale.
L'esecuzione parte dal punto vegetativo, disponendo i fiori in modo da determinare lo schema base intorno al quale poi si continuerà a lavorare; prima si distribuisce il punto più alto, poi i punti di massima larghezza, in seguitosi collocano gli intermedi; infine tutti i punti interni,tenendo sempre presente, l'equilibrio ottico complessivo. Il rettangolo, in questa composizione non esiste un unico punto vegetativo, perché i fiori sono sistemati perpendicolarmente alla base, dando cosi origine a diversi punti vegetativi. I fiori di maggiore dimensione e peso ottico dovranno essere sistemati alla base, mentre gli altri, più leggeri e degradanti, dovranno essere collocati verso l'estremità e i lati della struttura.
Forme di composizione
E adesso che siamo pronti, ben decisi a rallegrare la casa non con il semplice mazzo di fiori, ma con una bella composizione da fare invidia a un professionista,quale scegliere? Quella tonda, perfetta come un cerchio, guardabile da tutti i lati, simile a un arbusto potato perfettamente come nei grandi giardini rinascimentali? O quella a semicerchio, che ha bisogno dimeno fiori e si realizza più in fretta?
C'è quella a ventaglio, che fa un po' troppo matrimonio, ma che va benissimo su mensole, camini, davanzali e consolle. C'è quella che sviluppa verticalmente, ora lunga e filiforme,molto sofisticata, ma un po' antipatica e presuntuosa,e quella che andando verso l'alto ricordale torte di “profiterole ” e mette allegria a guardarla. E quella rettangolare di ispirazione orientale, da farsi solo con una base piatta e con tanta maestria,altrimenti viene un disastro. E quella finalmente “libera”,consigliabile quando si ha un bel ramo di pesco o di magnolia da prendere e lasciare così com’è, al massimo con l'aggiunta di qualche fiorellino.
E quella triangolare che i più pignoli sapranno fare simmetrica,i più distratti la faranno asimmetrica seguendo un gusto orientale e facendo bene attenzione che non crolli il vaso dietro alla distrazione. E i patiti dei Liberty, ormai a milioni, non vorranno mica dimenticare che c'è la composizione sinusoidale, che segue un'ideale linea ad S e sta benissimo nei vasi alti e stretti. Pare che l'inventore di questa composizione fosse Hogarth, il grande pittore inglese del Settecento, molto elegante,attento ai paesaggi come ai volti e con una sottile voglia di stupire senza offendere l'Accademia. La forma ad S dei suoi fiori nasceva da lì.
Naturalmente il problema non è  tanto stabilire se la si vuol tonda ola si vuol lunga la composizione. Il problema è architettarla questa forma. Ecco qualche suggerimento basilare per ogni realizzazione. Per i fiori a cerchio o semicerchio: far partire i fiori da un unico punto, non lasciare spazi vuoti da nessuna parte e controllare che il vaso sia ben solido sotto tanto peso. Per la composizione a ventaglio bisogna far bene attenzione alla simmetria e man mano che si fa, va tenuto sotto controllo l'effetto frontale. Per le composizioni verticali,l'importante è piazzare subito il fiore più alto insieme a quelli che sporgono di più ai lati, quasi a disegnare i punti esterni della composizione stessa.
Poi, con pazienza e senso del colore e del volume, uno via l'altro si metteranno tutti gli altri fiori a riempire i vuoti. Per quella rettangolare, difficile dire quello che va fatto;facile sottolineare quello che non va fatto: mai raggruppare i fiori per tipi e colori, come se si procedesse all'ordine di un cassetto. Ma mescolare con grazia tutta orientale i diversi gruppi. Per le composizioni a triangolo, le foglie vanno messe per ultime a far bella la base.
Per il resto tutto è facile: è la forma che viene fuori da sola se non si sta attenti nell'esecuzione. Se non si vogliono tagliare tutti i fiori uguali, se si vuole lasciare a qualche fiore la sua forma originaria,allora il triangolo asimmetrico è quello che fa al caso,ma va messo in un punto della casa dove si veda solo di faccia. Il dietro e il lato di tanta creatività sono penosi. Per la composizione sinusoidale servono anche i rami e ci starebbe un rampicante o un fiore da lasciare cadere in basso naturalmente.
E non bisogna mai far toccare al fiore il piano su cui posa il vaso. Triangolo simmetrico, è una composizione di larga diffusione come immagine interpretativa e di esecuzione abbastanza semplice, Il rispetto della simmetria deve essere rigoroso. I fiori da utilizzare saranno primari,per la determinazione del contorno, secondario terziari per completare lo schema; per la rifinitura della base si useranno foglie morbide ovoidali. Triangolo  asimmetrico, si può sviluppare in qualunquedirezione rispetto alla base, purché il punto vegetativo ricada nel centro del trimgolo oppure alla metà di uno qualunque dei suoi lati.
E ' una trasformazione al gusto occidentale di alcuni criteri di chiara impostazione orientale. Forma libera piatta, è una linea fondamentalmente asimmetrica, di chiara influenza orientale; non è lavorata in profondità ma preferibilmente in altezza e in larghezza, in stretto rapporto con la base scelta. Linea sinusoidale, ha bisogno di un supporto o base sufficientemente alti per permettere anche lo sviluppo della parte inferiore della composizione; lo schema si sviluppa a S. La parte di vegetazione attiva supera una volta e mezzo circa I'altezza del supporto, la vegetazione passiva quella che scende nella parte inferiore,deve essere più corta ma non deve mai toccare il piano di appoggio. Il punto vegetativo è  situato piuttosto in alto, nella convergenza tra la parte superiore e quella inferiore. Ikebana E l'ikebana?
Già, chi ama i fiori prima o poi passa un periodo di folle passione per l'arte giapponese di comporre fiori e rami secchi, radici e rami freschi, sassi e verdure, rocce e frutta. I segni dell' “amour fou” per l'ikebana incominciano a manifestarsi normalmente,quando si è presi dalla voglia di fare una composizione e con un solo fiore. O quando si desidera fortemente qualcosa di molto asimmetrico ed essenziale. Qualcuno ha sentito i primi sintomi durante un week-end in campagna, quando invece di cercare funghi, si trovava a raccogliere rami secchi dalla forma conturbante. Macché,dirà il solito maligno in cerca di spiegazioni: evidentemente i funghi erano scarsi e i rami o le radici andavano a solleticare altre frustrazioni inconsce.
Ma se la radice finisce su un semplice vaso di terraglia,se, appena più in alto, viene messo un ramo ancora verde, per ultimo, dritto, colorato, troneggia un solo fiore, allora questa è voglia di ikebana. Siamo pronti, in due parole, a studiare “la via della pace attraverso i fiori” per cinque lunghi anni. Tanto quanto durano le scuole di ikebana. Quattro o cinque cose da usare subito per un po' di frivolezza all'orientale, però, si possono dire fin d'ora. In fondo i primi monaci buddisti che offrivano rami di loto a Buddha, mettendo le basi dell'antica arte giapponese, pur carichi di pensiero religioso avevano sempre in mente il problema dell'estetica.
Il bello,nell'ikebana, è essenzialmente armonia e semplicità. I vasi, per cominciare, sono di materiale“povero” per eccellenza, cioè di terraglia o bambù. Il che non vuol dire che non debbano avere un valore magari d'antiquariato. Ma devono lasciare posto alla bellezza della composizione. La simbologia, poi, consuma da sola tre anni di studio. E pensare che il primo simbolo altro non è che suddividere la composizione in tre livelli.
Quello basso, che allude alla terra, quello alto, che sta per il cielo, e, centrale, c'è l'uomo, a fare da mediatore tra cielo e terra contrapposti. Messi alla rinfusa, qua e là potranno esserci altri fiori che i giapponesi esperti del rito mettono di solito giorno dopo giorno, quasi ad esprimere lo stato d'animo di quel particolare momento. Siccome l'ikebana è un'arte come tale ha molte scuole, tanti stili diversi. Il più antico, il Rikka; è il più aristocratico.
Fatto di 7, 9o 11 elementi non parla di cielo, terra e uomo, ma di montagna, pianura e vallata. Ha bisogno di piante che durino a lungo, e i fiori possibilmente dovrebbero essere di montagna, di pianura, di valle. Sono composizioni ricche e complicate adatte a spazi molto grandi e a stanze importanti. Più semplici a realizzarsi e meno pompose a vedersi le composizioni Shoka presero piede intorno al 1500, in anni di grandi battaglie interne.
Fatte da uomini che per l'occasione interrompevano per un po' la guerra,anno solo i tre elementi fondamentali, quel cielo, terra e uomo che sono essenziali anche nella cerimonia del tè. Fiori e tè insieme a seconda di come si considerano costituiscono o una corrente filosofica di tipo Zen o un elemento di grande piacere nella vita di tutti i giorni. L'arte di comporre i fiori per la cerimonia del tè ha un nome, “Chabana”, ma un esperto di cose giapponesi,  Okakura Kazuko, che prima di diventare il responsabile del settore orientale del Museum of Modern Art di New York fu direttore della Scuola d'Arte di Tokyo consiglia di essere semplici ed essenziali quando i fiori non sono i protagonisti della cerimonia.  Per fare qualche esempio: un ramo di ciliegio insieme a boccioli di camelia per dire che finisce l'inverno e comincia la primavera, oppure un unico giglio bagnato di rugiada messo in un vaso sospeso per una calda giornata d'estate. Oppure un unico convolvolo in un vaso di bronzo. Il nome originale del convolvolo in giapponese è “Gloria del mattino”. Certo che la simbologia dei fiori è un vero romanzo.
Omaggi floreali
In qualunque occasione, qualsiasi persona è felice quando riceve in regalo fiori. C'è chi spinto dal desiderio di capitalizzare vorrebbe sempre piante e mai fiori tagliati, che durano troppo poco. Ma chi fa un regalo non deve mai fare pensieri così bassi. E tanto meno chi lo riceve. Per non sbagliare però è bene sapere che quando nasce un bambino si può mandare alla mamma qualsiasi tipo di fiore purché già in vaso,  e non troppo profumati. In clinica tutto si può fare,  meno che tenere le finestre aperte e chiedere vasi alla nurse. Se poi si va al battesimo, alla cresima o ad una comunione si possono regalare fiori alla mamma del festeggiato. Per un fidanzamento i fiori devono essere pochi, rari, preziosi, chiusi in una scatola trasparente.  L'attesa è più per la scoperta dell'anello, che per il fiore. 
Per un matrimonio le teorie sono due: o si pensa alla cerimonia, e allora si mandano rosse vistose composizioni un giorno prima del fatidico giorno lasciando modo di sistemare i fiori nel luogo migliore,  ancora nel pieno della loro freschezza. Oppure si pensa al ritorno a casa degli sposi e si mandano al oro indirizzo privato belli freschi, volendo anche sotto forma di piante, per augurargli un buon futuro a due. 
Compleanni, ricorrenze, lauree diplomi sono altre ottime occasioni per mandare fiori e dire ”bravo”, auguri,  congratulazioni. Ma obbligatorio è pensare ai fiori quando si è stati ospiti in casa d'altri. Naturalmente i fiori, di qualsiasi tipo, meglio se non troppo pomposi,  vanno fatti arrivare al padrone di casa dopo la partenza,  accompagnati da un biglietto firmato. È sempre imbarazzante quando non si sa chi diavolo manda i fiori.
Ancora più indisponente è la sorpresa dell'anonimo mandante quando non si sente ringraziato. Insomma un bel pasticcio. Se «lei» parte e vi lascia soli datele un mazzo di fiori piccolo da portare in mano insieme alla valigia.  E che i toni dei fiori siano mesti, delicati: un po' di lilla, qualche tocco di giallo pallido. Che non si debba prendere la partenza per una liberazione.
Chi arriva in casa sarà felice di trovare la stanza fiorita, si tratti di uomo o donna, il gesto è sempre apprezzato purché sia fatto da mano femminile. In albergo invece, ad un uomo, non si mandano fiori. Quando si va a trovare una persona malata, anche con una semplice influenza, un mazzolino di fiori è meglio di qualsiasi cioccolatino o libro. E'diventato poi normale ricambiare un favore con un mazzo di fiori. Naturalmente si indirizza sempre ad una donna,  la moglie del ministro per il gentile interessamento,  la moglie del professore per la cara attenzione ...
 A Natale è rituale e augurale il rosso: tutto ciò che si trova con quel colore nonostante il freddo si può regalare allegramente.
 A Pasqua, invece, non c'è che l'imbarazzo della scelta. La stagione è di solito così ricca di colori e profumi che è veramente un piacere regalare fiori.  Tre date nel calendario sembrano fatte apposta per regalare fiori. Non perché si sia di parte, basta pensarci un po’ e non si vede altra soluzione.
Ogni anno a distanza ravvicinata ecco la Festa della Mamma,  quella della Donna, e il giorno di San Valentino,  dedicato agli innamorati.La protagonista da tenere d'occhio è sempre «lei», toccherà a «lui» o ai figli, alle amiche o ai compagni di lavoro essere passati sotto silenzio. Un bel mazzo di fiori, una pianta infiocchettata e la celebrazione è garantita. Mancanza di fantasia, obietterà qualcuno.  La risposta non si fa aspettare: i bouquet possono avere un fiore per ogni messaggio augurale: o si va dal notissimo simbolo d'amore della rosa, a quello meno ovvio di fertilità e matrimonio del melograno,  dall'umiltà dell'orchidea alla gentilezza dell'oleandro.  Con radici o senza, verdi o colorati solo in buona compagnia, i fiori non sono mai ripetitivi, raramente trasmettono un messaggio sbagliato. Rappresentano,  meglio di qualsiasi altro oggetto, un gesto di amicizia con la A maiuscola, quella stessa che serve per scrivere amore.

Più complicato il regalo dei fiori quando si è invitati a pranzo.  I fiori è bene mandarli prima e non dopo l'invito,  meglio se sono già pronti in un cesto.  Per i colori non ci sono problemi, ma non fare la faccia delusa se non vengono messi al centro del tavolo. I fiori di casa sono un altro capitolo a parte.  L'ospite deve solo aggiungere qualcosa in più.  C'è poi il paragrafo degli innamorati: corrisposti,  delusi, imploranti, felici, compiti, timidi, gli innamorati si mandano fiori a man bassa. Naturalmente è «lui» che li manda a «lei». E «lei» non li restituirà mai indietro, anche se di questo amore non ne vuole sapere.
 

 

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